Pro e contro della libera professione in età pensionabile: una nuova avventura
Per i medici pensionati o per quelli prossimi alla pensione, la libera professione può rappresentare una nuova interessante avventura.
Ultimamente sono stati alzati i limiti di età per esercitare la professione di medico in ambito pubblico: il decreto Milleproroghe, approvato nel 2024, ha innalzato l’età a 72 anni fino al 31 dicembre 2025, a condizione di non esercitare in funzioni apicali, come, ad esempio, svolgere l’attività di primario.
Se, da una parte, si tratta di una prospettiva interessante, che consente ai medici che ancora se la sentano di dare il loro prezioso contributo, è altrettanto vero che lavorare come dipendente in ambito ospedaliero può essere faticoso e stressante. Pertanto, la soluzione come medico libero professionista per i medici pensionati o prossimi alla pensione può essere più vantaggiosa, in quanto consente di continuare a lavorare potendo tuttavia gestire orari e modalità di lavoro in autonomia.
Vantaggi della libera professione per i medici pensionati
La libera professione offre a molti medici in età pensionabile l’opportunità di ripensare la loro vita lavorativa in modo tale da soddisfare le loro esigenze attuali e future. Uno dei vantaggi principali è la flessibilità e il controllo completo sul proprio orario di lavoro. Invece di adattarsi agli orari rigidi e spesso estenuanti tipici degli ambienti ospedalieri, i medici possono scegliere quando e quanto lavorare. Questo permette non solo di gestire meglio il tempo tra lavoro e riposo ma anche di dedicarsi ad altre passioni o impegni familiari.
Un’altra possibilità offerta da questo tipo di attività è quella di concentrarsi su un tipo di attività che, magari, non si è praticata durante la propria carriera. Questo non solo aiuta a mantenere la mente attiva e impegnata, ma offre anche la possibilità di rimanere aggiornati sulle ultime scoperte e trattamenti, mantenendo così viva la passione per la medicina.
La libera professione permette inoltre di continuare a offrire un contributo prezioso alla comunità. Molti medici in pensione hanno una vasta esperienza e una profonda conoscenza che possono essere estremamente utili, soprattutto in aree con carenza di specialisti: una sorta di mentoring che può essere preziosissima anche per i giovani laureati.
Economicamente parlando, la libera professione può rappresentare una fonte di reddito supplementare, significativa per molti medici pensionati.
Medico in pensione: aprire o no partita IVA?
L’apertura della partita IVA è indispensabile anche da pensionati, se si svolge una attività che dia luogo a un reddito superiore ai 5 mila euro. Al di sotto di tale soglia si può utilizzare la ritenuta d’acconto, che va comunque registrata nella dichiarazione dei redditi.
Se, come spesso avviene, la soglia viene superata, è indispensabile aprire partita IVA, scegliendo il regime fiscale più adatto alle proprie esigenze. Per i medici in pensione, il regime forfettario può essere particolarmente vantaggioso. Infatti, con questo sistema si può avere una tassazione agevolata, con un’aliquota ridotta al 5% nei primi cinque anni per i nuovi iscritti, e del 15% successivamente. È ideale per chi prevede di avere un fatturato non elevato e desidera una gestione fiscale semplificata.
La procedura viene completata presso l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate oppure online attraverso il sito dell’agenzia. È necessario compilare il modello AA9/12, fornendo tutti i dati richiesti, inclusi i propri dati personali e il codice ATECO specifico per l’attività medica.
A seconda della località e del tipo di attività, potrebbe essere necessario comunicare l’inizio dell’attività anche al Comune di residenza, attraverso la Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA).
Una volta ottenuta la partita IVA, il medico dovrà occuparsi di una serie di incombenze burocratiche, la fatturazione e la dichiarazione dei redditi. Anche in questo caso il regime forfettario, semplificando la documentazione, offre un notevole vantaggio.
La libera professione per i medici in età pensionabile: le criticità
Anche se la libera professione offre molte opportunità ai medici in pensione, non mancano le criticità, specialmente in termini di potenziali impatti sulla pensione e la gestione amministrativa.
In particolare, c’è chi potrebbe temere una riduzione della pensione: in realtà, esiste questa possibilità solo per i medici che hanno avuto una pensione anticipata.
Infatti, in Italia, i medici in pensione anticipata che decidono di continuare a lavorare possono incorrere in una riduzione della loro pensione se il reddito complessivo supera determinate soglie. È fondamentale, quindi, che i medici consultino l’ENPAM o un consulente previdenziale per capire come il lavoro autonomo possa influenzare specificamente la loro situazione pensionistica. Questo passaggio è molto importante per pianificare strategicamente il carico di lavoro e mantenere un equilibrio finanziario senza compromettere i benefici pensionistici.
Un altro aspetto da valutare riguarda la gestione delle responsabilità fiscali e amministrative. L’apertura e la gestione di una partita IVA, la comprensione dei regimi fiscali appropriati, la corretta presentazione delle Certificazioni Uniche e della dichiarazione dei redditi richiedono precisione e attenzione ai dettagli. In linea di massima sono attività che dovrebbero essere svolte con la consulenza di un professionista, per evitare di incorrere in errori e, di conseguenza, in sanzioni.
Global Care per facilitare la libera professione per i medici pensionati
L’adesione a servizi come Global Care può essere utile a ridurre le difficoltà burocratiche e organizzative che sono legate alla libera professione. Global Care, infatti, non solo organizza turni e orari, consentendo ai medici pensionati di svolgere la loro attività presso strutture mediche pubbliche e private negli orari e alle condizioni che ritengono più adatte, ma offre supporto per la gestione contabile.
Inoltre, offre le migliori condizioni contrattuali con il giusto compenso. Questo tipo di supporto consente ai medici di concentrarsi sul loro lavoro clinico piuttosto che sulle incombenze amministrative, rendendo così più soddisfacente l’esperienza di lavoro autonomo anche per il medico in pensione.