APPROFONDIMENTI

Integrare la pensione con la libera professione: guida per il medico pensionato

La pensione rappresenta un momento cruciale nella vita di ogni professionista, segnando la fine di un lungo percorso lavorativo e l’inizio di una nuova fase di vita. Tuttavia, per molti medici, la passione per la medicina e la voglia di continuare a dare un contributo professionale non si esauriscono con il raggiungimento dell’età pensionabile.

La figura del medico pensionato assume una rilevanza sempre crescente nell’attuale panorama sanitario: in un periodo storico caratterizzato da una grande domanda di medici specialisti che l’offerta non sempre riesce a soddisfare, questi professionisti possono essere molto utili sotto molti punti di vista. Non solo possono continuare a svolgere la loro attività ma possono essere inseriti in un contesto di mentoring e di consulenza.

Integrare la pensione attraverso la libera professione, inoltre, offre un’interessante opportunità economica.

Global Care - medico in pensione e partita iva

Come funziona il sistema previdenziale per i medici

Per capire se possa essere conveniente aprire una partita IVA quando si è medici in pensione, è bene conoscere il sistema previdenziale per i medici. Il sistema previdenziale per i medici in Italia è gestito dall’ENPAM, Ente Nazionale Previdenza e Assistenza per i Medici, che è una delle numerose casse di previdenza presenti nel nostro paese.

I medici e odontoiatri sono tenuti a versare contributi all’Enpam basati sul loro reddito professionale. Tali contributi sono divisi in due tipologie:

  • la quota A, che è un contributo fisso annuale che varia a seconda dell’età del medico e vale per tutti i medici;
  • la quota B, che è un contributo aggiuntivo che varia in base al reddito del professionista e al tipo di attività svolta.

L’iscrizione dell’ENPAM è obbligatoria e contestuale all’iscrizione all’Albo, pertanto, devono iscriversi a questa cassa non solo i medici liberi professionisti, ma anche i medici dipendenti, sia di strutture pubbliche sia di strutture private, i medici specializzandi e i neoabilitati.

Ciò che può variare, a seconda del tipo di contratto di lavoro, è l’obbligo di versamento delle quote A e B. Per esempio, i medici che esercitano esclusivamente l’attività di dipendenti e sono già assoggettati all’INPS, potrebbero pagare solo la quota A.

Quale ente eroga la pensione ai medici?

Generalmente, la pensione ai medici viene erogata dall’ENPAM. Tuttavia, ci possono essere dei casi in cui ciò non avviene:

  • Medici che hanno lavorato esclusivamente come dipendenti (e non come liberi professionisti) e per tutta la loro carriera hanno versato i contributi all’INPS, riceveranno la pensione dall’INPS. Ma se hanno anche esercitato come liberi professionisti, potrebbero ricevere una pensione combinata da entrambi gli enti.
  • I medici che, a seguito di riforme passate, sono passati dall’INPS all’ENPAM potrebbero ricevere una pensione da entrambi gli enti.
  • Inoltre, esistono situazioni specifiche, come i medici specializzandi o i medici che hanno contratti particolari, in cui i contributi potrebbero essere versati a differenti enti previdenziali. In questi casi, la pensione potrebbe provenire da più fonti.

Aprire la partita IVA da medico pensionato: cosa tenere in considerazione

Quando si è già in pensione e si decide di aprire la partita IVA per proseguire la propria attività medica, bisogna tenere conto di alcuni elementi. Il primo è proprio quello che riguarda la cassa che eroga la pensione.

  • Sia il medico pensionato INPS sia il medico pensionato ENPAM, per poter esercitare la libera professione come medici, devono mantenere l’iscrizione all’ENPAM e versare i contributi relativi.
  • A seconda della cassa a cui sono iscritti e da cui ricevono la pensione, potrebbero esserci delle regole diverse per il cumulo pensione-reddito. Dal 2008, il decreto legge 112 permette una combinazione illimitata di pensione e reddito professionale per chi ha raggiunto l’età pensionabile attraverso determinati sistemi di calcolo. Tuttavia, ci sono alcune eccezioni, come “quota 100” e “quota 102”. Per esempio, chi ha la pensione INPS e si trova in queste condizioni, potrebbe avere delle limitazioni sul reddito del lavoro autonomo per evitare penalizzazioni sulla pensione.
  • Esistono, inoltre, particolari regolamentazioni sulla pensione di reversibilità, che possono vedere una riduzione dell’assegno pensionistico basata su determinate condizioni.
  • L’ENPAM, generalmente, ha regole più flessibili per quanto riguarda il cumulo pensione-reddito rispetto all’INPS. Infatti, il sistema offre ai medici pensionati il diritto di continuare a esercitare la loro professione mantenendo l’iscrizione all’Albo. Questo rappresenta un vantaggio significativo per i medici, che spesso scelgono di lavorare oltre l’età pensionabile, sfruttando, ad esempio, le convenzioni con il Servizio sanitario fino a 70 anni. Ma è comunque bene che il medico pensionato che voglia aprire partita IVA chieda consiglio a un esperto.

Apertura partita IVA per medico in pensione: regime forfettario o ordinario?

Un ulteriore aspetto da valutare nel momento in cui si decida di aprire partita IVA dopo il pensionamento è il regime fiscale. Non si tratta solo di una scelta: in realtà, ci sono condizioni che obbligano ad adottare un regime piuttosto che l’altro.

Per poter aprire la partita IVA in regime forfettario bisogna rispettare le seguenti indicazioni:

  • Rispettare il limite di Ricavi/Corrispettivi: la soglia massima di ricavi/corrispettivi per poter accedere al regime forfettario, attualmente è di 85.000 euro all’anno. Pertanto, nell’anno precedente all’apertura della partita IVA non si deve aver superato tale limite. Se, invece, nell’anno precedente si è percepito un reddito da dipendente o assimilato, quindi anche da pensione, questo non deve superare i 30.000 euro.
  • Non aver svolto nei 3 anni precedenti attività analoghe: il regime forfettario è destinato principalmente ai neo-imprenditori e ai neo-professionisti. Pertanto, chi ha svolto negli ultimi tre anni un’attività identica o simile a quella che si intende intraprendere, in forma d’impresa o come libero professionista, non può accedere a questo regime.
  • Valutare le prestazioni effettuate verso i datori di lavoro: se il medico in pensione ha lavorato come dipendente e decide di aprire la partita IVA offrendo servizi simili o identici al suo ex datore di lavoro, potrebbe incorrere in limitazioni. In generale, se più del 50% dei ricavi proviene da un singolo committente, si potrebbero perdere i benefici del regime forfettario.

I vantaggi fiscali dell’apertura della partita IVA per un medico in pensione

Aprire la partita IVA come medico pensionato può offrire diversi vantaggi fiscali. Le agevolazioni possono però essere diverse a seconda del regime applicato.

I medici che aprono partita IVA in regime ordinario possono godere di:

  • Detrazione dei costi: un medico con partita IVA può dedurre una serie di costi sostenuti per l’esercizio della sua attività professionale dal proprio reddito imponibile. Questi costi possono includere l’acquisto di strumenti, attrezzature, materiale di consumo, affitto dello studio, spese per corsi di formazione, e così via.
  • Detrazione IVA: se un medico effettua acquisti o servizi con IVA, può detrarre l’IVA pagata da quella dovuta sulle proprie fatture. Se l’IVA in entrata supera quella in uscita, la differenza può essere rimborsata o compensata con altre imposte dovute.
  • Contributi deducibili: i contributi professionali versati all’ENPAM sono deducibili dal reddito complessivo. Questo significa che questi contributi riducono l’ammontare del reddito su cui viene calcolata l’imposta sul reddito delle persone fisiche. Questo vale anche per il regime forfettario.
  • Piano di ammortamento: nel caso di acquisti di beni strumentali (ad es. apparecchiature mediche), è possibile ammortizzare il costo nel corso di diversi anni, distribuendo così il carico fiscale.

 

I medici che aprono una partita IVA e che possono accedere al regime forfettario hanno, invece, notevoli agevolazioni fiscali, come una tassazione più bassa (5% per il primi 5 anni di attività, quindi 15%) e l’esenzione dall’IVA.

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